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Marangoni: La Tav si farà

Marangoni: La Tav si farà, urgente mettere l’opera in cantiere”
Il vicepresidente di Confindustria Vicenza Gaetano Marangoni, con delega alle Strategie del territorio, fa il punto della situazione su Pedemontana e Alta Velocità.

di Maurizio Mascarin

La Superstrada Pedemontana Veneta? “Siamo in fase di forte avanzamento dei lavori. Al 16 luglio scorso, quando il Presidente Zaia ha illustrato al Consiglio regionale riunito in sessione straordinaria dedicata alla SPV, lo stato di avanzamento dell’intera opera era stimabile in  oltre il 65% per cento. Questo dato tiene conto dell’avanzamento al 48% del lotto Alte-Villaverla (su quest’ultima percentuale incide il blocco giudiziario di parte della galleria di Malo), al 75% del lotto Villaverla-Rosà e 40% del lotto Cassola-Spresiano. A loro volta gli espropri sono perfezionati al 95% e la risoluzione delle interferenze con i sottoservizi oltre al 70%. Come si vede, la grande incognita riguarda il parziale stop al cantiere della galleria di Malo”.

L’Alta velocità? “La Tav si fa ed è un risultato importante per Vicenza e la sua economia. Ora smettiamola di perdere tempo, è urgente mettere in cantiere quest’opera”.

A Gaetano Marangoni, vicepresidente di Confindustria Vicenza con delega alle Strategie del territorio, abbiamo chiesto una lettura aggiornata sulle due grandi opere infrastrutturali che intersecano Vicenza: la SPV (da Montecchio Maggiore a Spresiano; 94 chilometri e mezzo di percorso frazionati in 14 caselli funzionali; con i suoi 2.258 milioni d’investimento la più grande infrastruttura in corso d’opera nel nostro paese) e il tratto vicentino della Tav (ormai definita nella sua versione di Alta capacità ferroviaria come quadruplicamento dei binari).

– Partiamo dai cantieri della Superstrada Pedemontana Veneta, un’opera particolarmente attesa che dovrebbe essere consegnata entro dicembre 2020.

“Constatiamo con soddisfazione che i cantieri lungo i 94 chilometri e mezzo di questa importante arteria di collegamento tra Montecchio Maggiore e Spresiano sono in stato di forte avanzamento. I cantieri vanno a pieno regime e allo stato attuale oltre il 65 per cento dell’opera è stata realizzata. Ciò fa ragionevolmente ritenere che i tempi di consegna vengano rispettati e che per dicembre 2020 il concessionario della SPV consegnerà l’opera. In questo scenario, l’unica grande incognita riguarda il tratto della galleria di Malo, posta parzialmente sotto sequestro dalla Magistratura. Poiché sono tuttora in corso delle indagini, al momento non è facile immaginare la tempistica che permetterà la piena disponibilità di questo cantiere. E’ evidente che questa situazione andrà a incidere sul pieno completamento dell’opera; il tunnel di Malo, nell’insieme della SPV, è funzionalmente strategico. Perciò auspichiamo che i tempi della giustizia per far chiarezza sul tunnel di Malo siano coerenti al valore e all’importanza di un’arteria tanto attesa per l’intera economia della nostra regione”.

– E’ ipotizzabile quindi che la SPV venga inaugurata e aperta con il tratto mancante della galleria di Malo. Si partirebbe, insomma, con un buco nero. Con quali effetti?

“Il primo e più importante effetto, senza dubbio, è di ordine economico. Mancando il tratto di Malo si può ipotizzare che il gestore della SPV, finché il cantiere non verrà sbloccato, risentirà di una minor fruibilità da parte degli utenti dell’arteria. Per contro, paradossalmente, la situazione d’incertezza temporale creata dallo stop al tunnel di Malo permetterà di andare in soccorso al disassamento dei tempi che si registra per l’interconnessione del casello di Montebello. Sui lavori per la realizzazione di quest’ultimo pendeva una prescrizione del Cipe che ne vincolava l’inizio dei lavori alla contestuale realizzazione delle corrispondenti gallerie di sottopasso autostradale relative alla nuova linea ferroviaria dell’Alta Velocità Verona-Vicenza. Fortunatamente, e grazie all’assiduo quanto corale impegno degli Enti locali e delle categorie economiche vicentine, con il coordinamento della Regione Veneto, il CIPE, nella seduta del 1° agosto, ha dato il via libera ad una convenzione tra RFI e Società autostrada Brescia-Padova Spa, con l’assunzione da parte di quest’ultima della realizzazione anche delle opere ferroviarie interferenti con la realizzazione del nuovo casello A4 di Montecchio Maggiore. Pur tuttavia, anche ipotizzando un’accelerazione rispetto al termine contrattualmente assegnato all’appaltatore dei lavori di realizzazione del nuovo casello, quest’ultimo e la relativa interconnessione con la SPV non saranno certo pronti e fruibili per la fine del 2020. Sara, quindi, inevitabile che Regione Veneto, il Consorzio SIS, la Concessionaria autostradale, la Provincia di Vicenza, il Comune di Montecchio Maggiore e gli altri comuni dell’area definiscano soluzioni viabilistiche transitorie in grado di prevenire e risolvere i disagi provocati dal descritto sfasamento temporale tra la messa in esercizio delle diverse infrastrutture”.

– Dalla superstrada al superbinario. Giriamo pagina ed entriamo nell’intricato capitolo Tav…

“La Tav si fa, la  decisione è presa. E questo è un dato importante. Ora ci vuole un cambio di passo. Basta con le chiacchiere e si proceda. La Tav è necessaria, non un optional. Il nostro territorio ha bisogno di un efficiente corridoio est-ovest. La rotaia ad alta capacità si deve affiancare quanto prima al trasporto su gomma, in quanto la A4 da sola non regge più le dinamiche di mobilità territoriale”.

– Caliamo il capitolo Tav in chiave locale. Per quanto riguarda Vicenza e le tratte a est e a ovest del capoluogo ci sono ancora alcune situazioni da sbloccare. Come le possiamo delineare nel dettaglio?

“Premetto che allo stato attuale i 3 focus della Tav d’interesse vicentino (tratta Vicenza-Verona; attraversamento di Vicenza; tratta Vicenza- Padova) non sono nella medesima fase di avanzamento tecnico-procedurale. Per dire, semplificando, che siamo di fronte a 3 fotografie diverse. Per quanto riguarda la tratta Verona bivio-Vicenza resta soltanto da completare l’iter tecnico-amministrativo per giungere alla contrattualizzazione della progettazione esecutiva e la concreta apertura dei cantieri. Direi perciò che siamo a buon punto. Quanto all’attraversamento di Vicenza, c’è da chiudere la pratica di valutazione d’impatto ambientale con il ministero dell’Ambiente, che poi andrà al vaglio del Cipe per l’approvazione della progettazione preliminare. Da qui in avanti, perciò, ci aspettiamo che si possa procedere spediti. Infine c’è il tratto a est di Vicenza, quello in direzione Padova. In termini di procedura qui siamo ancora fermi allo studio di fattibilità. Diversamente dal tratto Verona bivio-Vicenza, già finanziato per un importo pari al 60/70 per cento, questo tratto non ha fin qui ricevuto nessun finanziamento. Ne consegue che su questa tratta sarà necessario accelerare il passo”.

– Realisticamente, dottor Marangoni, a quando  la Tav made in Vicenza?

“Non posso che condividere la tempistica uscita dal confronto con i vertici di RFI: tra 8 anni, a piazzale Roma, fermerà la Tav. Loro ne sono certi. E ancor prima, tra 7 anni, sarà attiva la tratta Verona bivio-Vicenza. Calendario alla mano, lo ritengo un bel traguardo per il nostro territorio”.

– In conclusione, dove si gioca (e si giocherà) la partita Tav?

“La partita Tav si gioca al Mit, che poi si rapporta con RFI, e poi col Cipe. Ma è il MIT il vero e unico propulsore di tutto. Quello che vogliamo dire è che noi, come Vicenza delle istituzioni locali e delle categorie economiche, siamo a disposizione del Mit per dotare quanto prima il capoluogo e la nostra provincia di una componente infrastrutturale necessaria la competitività delle nostre aziende”.