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La crescita delle costruzioni può far recuperare mezzo punto di Pil l’anno

Le rilevazioni contenute nell’ultimo Osservatorio congiunturale dell’Ance dicono che ai fini di una ripresa consolidata dell’economia italiana è mancato, e continua a mancare tuttora, l’apporto fondamentale del settore delle costruzioni. Eppure, in termini di investimenti, il settore continua a offrire un contributo rilevante, rappresentando l’8% del Pil italiano.

Il moderato ciclo espansivo del Pil, in atto dal 2015, sembra essere destinato a concludersi.
Rispetto al picco del 2007, il Pil italiano, nonostante due distinti cicli espansivi (2010-2011 e 2014-2018), non ha colmato gli effetti negativi della crisi economica (-4,4% il PIL 2018 rispetto a quello del 2007).

Le previsioni di crescita della ricchezza nazionale, fissate al +1,5% nel disegno di legge di bilancio 2018, successivamente ridimensionate al +1% nella manovra approvata dal Parlamento, appaiono oggi quanto meno ottimistiche. In questa direzione va, infatti, l’ultima previsione della Commissione Europea che ridimensione a +0,2% la crescita del Pil per il 2019.

Una crescita inferiore alle attese agirebbe, con segno negativo sul bilancio dello Stato, su due lati:
• riduzione delle entrate fiscali, legate alla dinamica del Pil;

• aumento della spesa per interessi, legato a prevedibili tensioni finanziarie sul differenziale di tassi sul debito pubblico.

Si tratterebbe di un arretramento molto significativo, che renderebbe incerto il quadro di finanza pubblica per l’anno in corso, rispetto al quale deriverebbero misure correttive in grado di ricondurre il sentiero del rapporto indebitamento netto rispetto al Pil ai valori obiettivo indicati nella stessa manovra.

La frenata del Pil ha origini sia globali (conflitti commerciali innescati dall’amministrazione statunitense, rallentamento del Pil cinese, rallentamento degli scambi commerciali mondiali), sia interne (quadro regolatorio dei contratti pubblici che provoca forti rallentamenti nelle scelte pubbliche d’investimento, incertezza che frena le scelte d’investimento degli operatori privati, tensioni sui mercati finanziari, legati all’andamento dello spread sui titoli di Stato e alle incertezze sull’operatività del sistema finanziario), rispetto alle quali appaiono deboli le risposte offerte dalla manovra di bilancio per il 2019.

In questo contesto, come più volte sottolineato dall’Ance, ai fini di una ripresa consolidata dell’economia italiana è mancato, e continua a mancare tuttora, l’apporto fondamentale del settore delle costruzioni.

Eppure, in termini di investimenti, il settore continua a offrire un contributo rilevante, rappresentando l’8% del Pil italiano. Inoltre, in virtù della sua lunga e complessa filiera, che collega le costruzioni a oltre il 90% dei settori economici, la crescita del settore delle costruzioni permetterebbe al Paese di recuperare mezzo punto di Pil l’anno e di tornare in breve tempo a una crescita in linea con quella degli altri Paesi Ue.

Anche il 2018 si è confermato un anno dalle dinamiche settoriali profondamente incerte, erodendo le aspettative positive che si erano inizialmente prefigurate all’inizio dello scorso anno.

La tanto auspicata ripresa degli investimenti in opere pubbliche, sostenuta dalle pur importanti misure previste dal Governo nelle ultime Leggi di Bilancio, non si è verificata e pertanto non ha potuto guidare la ripresa per l’intero settore.

I segni positivi nel 2018 in atto nel comparto residenziale e non residenziale privato non sono riusciti, purtroppo, a controbilanciare completamente la mancata crescita delle opere pubbliche. Pertanto, la stima formulata dall’Ance per l’anno appena concluso è di un lieve aumento dell’1,5% degli investimenti in costruzioni in termini reali.

Tale risultato appare del tutto insufficiente a recuperare le pesanti perdite registrate in quasi un decennio di crisi: i livelli produttivi, infatti, si sono

ridotti di circa un terzo, comportando la chiusura di oltre 120mila imprese e la perdita di 600mila posti di lavoro.
Ai fini della formulazione della stima per l’anno 2018, si è tenuto conto, oltre che delle valutazioni espresse dalle imprese associate Ance nell’indagine rapida svolta nel mese di ottobre 2018, anche delle dinamiche osservate nei principali indicatori settoriali.

L’indice Istat della produzione nelle costruzioni, corretto per gli effetti di calendario, evidenzia, nel mese di dicembre del 2018 una flessione tendenziale dell’1,3%, portando il risultato dell’intero anno a +0,9% rispetto al 2017.

Tale andamento deriva da una dinamica che continua ad essere altalenante, soprattutto nella seconda parte dell’anno.

I dati Istat relativi ai permessi di costruire riferiti all’edilizia residenziale e non, che possono considerarsi indicatori della produzione futura, continuano a manifestare variazioni positive, lasciando intravedere l’avvio di una ripartenza per questi comparti.

Anche le quantità di cemento consegnate, secondo stime Aitec, dopo 10 anni consecutivi di decrementi ed una perdita complessiva del 60% dei volumi, hanno registrato, nel 2017, una crescita dello 0,4% rispetto all’anno precedente ed un ulteriore aumento dell’1% è stimato per il 2018.

Con riferimento all’occupazione nelle costruzioni, i dati non danno ancora evidenza di una ripresa. Nei primi nove mesi del 2018, secon- do dati Istat, si rileva una nuova riduzione dell’1,5% nel numero di occupati nel confronto con lo stesso periodo del 2017, che vanifica il primo lieve e timido segnale positivo registrato nel 2017 (+0,9%).

Anche i dati delle Casse Edili per il periodo esaminato, continuano ad essere negativi, sebbene l’intensità del calo sia più contenuta rispetto alle significative flessioni degli anni precedenti. I primi nove mesi del 2018 evidenziano una diminuzione dello 0,9% del numero di ore lavo- rate e dello 0,3% dei lavoratori iscritti rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente.

I COMPARTI NEL 2018
La stima Ance, nel 2018 per gli investimenti in nuove abitazioni è di un incremento del 3,0% in termini reali rispetto al 2017.
L’interruzione del trend negativo per questo comparto è collegato all’andamento positivo dei permessi di costruire in atto da oltre due anni. Secondo i dati Istat sull’attività edilizia nel 2016, dopo un de- cennio di cali ininterrotti, il numero di permessi, Scia e Dia ritirati per la costruzione di nuove abitazioni e ampliamenti è risultato pari a 50.520, registrando un aumento del 4% su base annua.
Tale dinamica si conferma anche nei dati trimestrali dell’Istat relativi al 2017 e alla prima parte dell’anno successivo. Per il 2017, infatti, si registra un ulteriore

aumento tendenziale dell’11,3% dei permessi riti rati per la costruzione di nuove abitazioni (che rappresentano circa il 90% del totale), cui segue un +4,7% nei primi sei mesi del 2018 rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Sulla base di tali evidenze l’Ance stima, per il 2018, in circa 59mila le abitazioni concesse.

Un fattore che ha inciso positivamente è sicuramente l’apertura all’accesso al credito a medio-lungo termine alle imprese. L’importo dei mutui erogati per il finanziamento degli investimenti in edilizia abitativa registra, nei primi nove mesi del 2018, un primo timido segnale positivo dell’1,6%, dopo la forte contrazione del 77,1% rilevata nel periodo 2007-2017.

Gli investimenti in riqualificazione del patrimonio abitativo confermano la dinamica positiva degli anni precedenti, giungendo a rappresentare il 37% del valore degli investimenti in costruzioni.

Rispetto al 2017, per gli investimenti in tale comparto si stima una crescita dello 0,5% in termini reali. Tale stima tiene conto della proroga, fino a dicembre 2018 (ed ulteriormente prorogata fino a dicembre 2019 dalla Legge di Bilancio 2019), del potenziamento al 50% della detrazione per le ristrutturazioni edilizie e della detrazione del 65% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. Nella variazione del 2018 non sono stati considerati gli effetti derivanti dal

sisma-eco bonus poiché, trattandosi di interventi complessi e globali, necessitano di maggior tempo per essere avviati e dunque per impattare sui livelli produttivi. Pertanto, a partire da quest’anno, si prefigura un’importante opportunità per la messa in sicurezza del patrimonio abitativo, nonché per una riqualificazione diffusa sul territorio.

Gli investimenti privati in costruzioni non residenziali segnano un aumento del 4,8% in termini reali nel 2018.
La stima tiene conto dei dati particolarmente positivi dei permessi di costruire relativi all’edilizia non residenziale, in atto ormai dal 2015. Anche gli ultimi dati Istat relativi al primo semestre 2018 registrano un ulteriore e significativo aumento, in termini di nuove superfici concesse, del 38,3% nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente.

Al miglioramento delle stime del comparto contribuisce anche il buon andamento del mercato immobiliare non residenziale che manifesta, nei primi nove mesi del 2018, un ulteriore incremento delle unità scambiate del 4,4% nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente.

In questo contesto, anche il credito all’edilizia strumentale ha mostrato un decisivo rialzo, con un tasso di crescita tendenziale del 28% nei primi nove mesi del 2018. Un trend positivo in atto ormai dal 2014, intervallato solo da un 2016 negativo (-14,5% rispetto al 2015).

Per gli investimenti in costruzioni non residenziali pubbliche si stima nel 2018 ancora una flessione del 3,2% in quantità.
Tale stima è stata fortemente peggiorata rispetto a quanto formulato un anno fa (+2,5% su base annua), alla luce delle difficoltà e dei persistenti ritardi nell’attuazione delle misure di sostegno degli investimenti pubblici previste dal Governo nei provvedimenti degli ultimi anni.

Da un lato infatti, nelle ultime Leggi di Bilancio si è evidenziato, dopo un periodo di continui tagli, un’importante incremento degli stanziamenti: +10,4% nel 2016, +23,9% nel 2017 e +26,2% nel 2018.

A ciò si aggiunga anche la ripresa della domanda dei lavori pubblici nell’ultimo biennio, dopo il rallentamento del 2016 dovuto all’introduzione del nuovo codice degli appalti. Nel corso del 2017 le gare pubblicate hanno segnato una crescita tendenziale del 6,4% nel numero e un aumento del 33,4% dell’importo posto sul mercato. Tale dinamica si estende anche al 2018 che chiude con un segno positivo (+19,6% nel numero e +14,2% nell’importo su base annua).

Tali evidenze positive, tuttavia, non trovano riscontro nei dati della spesa effettiva per infrastrutture, che manifesta ancora trend molto inferiori alle attese.
I dati provvisori Siope della Ragioneria Generale dello Stato indicano per il 2018 un livello stazionario di spesa per investimenti in conto capitale dei comuni (+0,4%), risultato di un’accelerazione manifestatasi nell’ultimo trimestre dello scorso anno (+15,2%). Tale andamento è comunque molto lontano dalle previsioni di crescita che le specifiche misure facevano presagire. Anche la nota di aggiornamento del Def di settembre scorso ha confermato le preoccupazioni espresse dall’Ance nel corso degli ultimi anni relativamente alle criticità nel trasformare le risorse destinate ad investimenti infrastrutturali in cantieri e in spesa. La stima relativa agli investimenti fissi lordi, infatti, per l’anno 2018 viene rivista fortemente al ribasso, come già avvenuto negli anni precedenti: -2,2% nel 2018 rispetto al +2,5% previsto nel Def di aprile 2018. Il primo aumento di spesa viene posticipato al 2019, anno per il quale il Governo prevede un incremento in valori correnti del 5,4% al netto della Legge di bilancio.

LE PREVISIONI PER IL 2019

I segnali di rallentamento dell’economia nazionale ed internazionale rendono molto incerto l’andamento del settore delle costruzioni per l’anno in corso e per il successivo.

In relazione all’indebolimento del Pil, la Legge di Bilancio 2019 purtroppo non sembra rispondere all’esigenza di sostenere e amplificare l’aumento della ricchezza, che in Italia – unico paese europeo, oltre la Grecia – è ancora inferiore ai livelli pre-crisi (-4,2% rispetto al Pil 2007). La manovra ha scelto di aumentare le spese correnti (sterilizzazione IVA, Reddito di Cittadinanza e “Quota 100”), ridimensionando l’annunciato impegno sugli investimenti.

Nel 2019 c’è il rischio concreto di un aumento del rapporto deficit/pil concordato con la Commissione europea e la conseguente esigenza di ridurre il sostegno pubblico all’economia in corso d’anno. Questa eventualità porterebbe non solo a una riduzione di risorse pubbliche, ma anche a un ridimensionamento della aspettative di cittadini e imprese, che rivedrebbero le proprie scelte su consumi e investimenti.

Ciò determinerebbe un affievolimento sensibile dei primi segnali di ripresa che si osservano, ad esempio, nei comparti degli investimenti residenziali e non residenziali, che hanno visto un sensibile aumento dei permessi di costruire nel 2017 e nel 2018.

Su questi basi, le previsioni per il 2019 relative al settore delle costruzioni portano a rinviare al futuro ipotesi di ripresa sostanziale dei livelli di investimento, soprattutto quelli legati alla componente pubblica.

Con riferimento agli investimenti privati, si può stimare una ripresa dei comparti residenziale e non residenziale, in misura tuttavia inferiore a quanto osservabile dai trend in atto, proprio per il ridimensionamento delle aspettative.

Sulla base di tali evidenze, la previsione Ance per il 2019 è di un aumento degli investimenti in costruzione del 2% in termini reali.
Nel dettaglio dei singoli comparti si osserva un ulteriore aumento dello 0,7% per gli investimenti in manutenzione straordinaria sullo stock abitativo. Tale stima tiene anche conto dell’impatto sui livelli produttivi dell’avvio dei primi interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico legati al sisma- eco bonus su interi condomini.

Anche per gli investimenti nella nuova edilizia abitativa e nel non residenziale privato si prevede un consolidamento della tendenza positiva, con aumenti, rispettivamente, del 3,5% e del 3% su base annua. Con riferimento al comparto delle opere pubbliche la stima Ance per il 2019 è di un aumento dell’1,8% nel confronto con il 2018. Si tratta di un primo lieve segno positivo assolutamente non sufficiente ad invertire il lungo trend negativo in atto dal 2005.

Tale dinamica è il risultato di diversi fattori:

  • l’avvio di investimenti in infrastrutture da parte degli Enti territoriali, spinti dalle ingenti risorse pubbliche messe in campo dal Governo negli ultimi anni e dalla previsione nella Legge di Bilancio 2019 di nuove regole di finanza pubbliche. Il superamento del pareggio di bilancio e l’eliminazione di ogni vincolo sui saldi nonché, l’introduzione di alcune semplificazioni contabili, dovrebbero, infatti, consentire finalmente una ripresa dell’attività di investimento sui territori;
  • le tendenze in atto nel mercato dei lavori pubblici che evidenziano una ripresa della domanda espressa dai bandi di gara pubblicati nel biennio 2017-2018 e che dovrebbero produrre, secondo il modello previsionale dell’Ance, i primi effetti positivi sui livelli produttivi nel corso dell’anno; l’incertezza sulle dinamiche dei grandi lavori dovuta al processo di project review in atto su alcuni importanti interventi, come la linea AV/AC Brescia-Verona-Padova e la linea ferroviaria Torino- Lione, che rischia di ritardare la realizzazione degli investimenti programmati nell’anno in corso;
  • le difficoltà economiche in cui versano alcune grandi imprese italiane che rischiano di penalizzare l’intera filiera e frenare l’avvio e l’avanzamento di alcune opere;
  • il permanere di grandi difficoltà nel tradurre le risorse disponibili in spesa effettiva dovute ad un contesto normativo e ad un’architettura burocratica di estrema complessità.

Anche per il 2020 si prevede un ulteriore aumento, leggermente superiore a quello prefigurato per il 2019, che si riflette in tutti i comparti di attività. L’impulso maggiore dovrebbe derivare proprio dalle opere pubbliche in considerazione delle misure di sostegno agli investimenti previste nell’ultima Legge di Bilancio per il 2019 che, nelle stime governative, dovrebbero produrre l’effetto maggiore nel biennio 2020-2021.

Resta, tuttavia molta incertezza sull’intensità di tale crescita a causa, ancora una volta, di ostacoli di varia natura che frenano la spesa delle risorse stanziate: dai tempi di attuazione degli investimenti in opere pubbliche, all’attesa di una revisione del Codice dei contratti annunciata più volte dal Governo, fino ad arrivare ad un rallentamento dei cantieri, in corso o in programma, per le grandi opere.

A ciò si aggiunga, nel 2020, la prevedibile sterilizzazione dell’aumento delle aliquote IVA – quantificabile in circa 24 miliardi di euro – che provocherà un pesante irrigidimento del bilancio, con la conseguente diminuzione di risorse da destinare a investimenti pubblici e privati ed il rischio di non avere risorse per fronteggiare un’eventuale nuova recessione economica.

(da Cantieri Vicentini n.2-2019)